Recensione di Franco Cordelli
1Q84
(Haruki Murakami)

Editore: Einaudi


diminuisci il carattere ingrandisci                          7 mi piace, 2 non mi piace
I due eroi del romanzo-bino di Murakami Haruki, 1Q84, più volte s’imbattono nella Sinfonietta di Leós Janacek. Beninteso, ognuno per conto suo. Le strade di Aomame e di Tengo corrono parallele, sono rette che nella realtà mai s’incontreranno ma potrebbero incontrarsi nell’infinito, ovvero nel seguito del romanzo (fiume). Certo, c’è da mettersi d’accordo su cosa può nascondere questa parola ineffabile, infinito. Aomame e Tengo vivono a Tokio, nel 1984, l’anno fatale di Orwell. Questo, solo in teoria. I due invero sono in un altro mondo, in un anno simile, parallelo anch’esso (al primo), o simultaneo o, teste Carl Gustav Jung, sincronico. Questo mondo nuovo si chiama 1Q84, dove la Q sta per Question ma potrebbe significare proprio «infinito». È solo un’ipotesi, vedremo alle prossime puntate. Per ora contentiamoci delle 24 del primo e 24 del secondo romanzo.

Nelle prime le cose filano abbastanza lisce, almeno fino alla 19. Siamo avvinti al filo della trama. Aomame, dopo aver ascoltato in taxi la Sinfonietta di Janacek scende e da una scala d’emergenza entra in un altro mondo, quello in cui espleta le funzioni di vendicatrice solitaria (sua missione è uccidere gli stupratori di bambine). Il giovane Tengo entra in un mondo diverso dal suo accettando di diventare ghostwriter di un romanzo ben pensato e mal scritto dalla diciassettenne Fukaeri. Come loro, e con loro, noi ci avventuriamo, e ne siamo stretti, nell’avventuroso mondo di Murakami. Ne siamo stretti? Sì, perché no. Ma lo seguiamo, quasi avidi. Poi, poco a poco, la droga allenta la morsa, cominciamo a guardarci intorno. Tutti i personaggi hanno un’aria misteriosa. Alcuni sembrano ignoranti di ciò che accade e di dove sono. Altri li ritroveremo alla prossima puntata. Ogni puntata è interrotta in modo brusco. Murakami maneggia con sapienza ogni dispositivo della suspence. Cominciano le domande extra-testuali: non è troppo sapiente questo scrittore?

Il proseguimento della storia è basato su tutte le ipotesi che i personaggi, e noi lettori con loro, riusciamo a formulare su quanto sta accadendo e accadrà. Non solo. La struttura (o meglio l’architettura, la dispositio) binaria — ora tocca a lui, ora tocca a lei—non è facile emeccanica? Lo schema seriale (sebbene l’inventio sia piuttosto magico-metafisica) non è troppo sfruttata, sfruttata fino all’auto-idealizzazione? E questo stesso processo, idealizzante, non lo ritroviamo nella costruzione (è la parola giusta) del personaggio Aomame? La giovane donna è un po’ Alice, un po’ Sylvie (quella di Sylvie e Bruno di Carroll), e un po’ Kill Bill, sempre padrona di sé, di cristallina moralità e, insieme, ex-lege, assassina, predatrice sessuale — a causa di un amore di quando aveva dieci anni e che, da lontano, continua ancor oggi che di anni ne ha trenta. Aomame è così; e Tengo è il suo rovescio, piuttosto tremebondo, oppresso dal senso di colpa, ma con uno stile di vita sobrio e inappuntabile (quasi fosse il samurai di Jean-Pierre Melville), che di crimine ha commesso quello di aver falsificato un testo e che nel comportamento sessuale è simile ad Aomame: non ha che un incontro a settimana con una donna sposata, un incontro privo di conseguenze. La differenza tra i due è che lei suda molto, suda sempre (ma 1Q84 è un romanzo tanto liscio e asettico nella scrittura, ricco di succosi e ripetitivi dettagli, come i romanzi americani degli anni ottanta) e Tengo eiacula, eiacula fino allo spasimo, anche dove non dovrebbe (solo alla fine) e sempre in abbondanza, inconsciamente cercando una fertilità forse impossibile nei mondi paralleli.

Che altro aggiungere, non volendo rivelare gli sviluppi della vicenda? Che la quantità delle simmetrie, la moltitudine delle coincidenze, l’abnormità delle sorprese, la tendenza dei personaggi a non commentare mai ad alta voce e a non rispondere o a fare domande senza domanda — tutto questo, dalla puntata 19 della prima parte—, trova il suo iniziale inveramento nella scena in cui dalla bocca di una bambina escono cinque gremlin (il termine è mio). Be’, da questo momento la sospensione dell’incredulità finisce, e dall’ammirazione e dall’interesse si passa a un senso di saturazione e infine all’odio per uno degli scrittori più furbi dei nostri anni.


Pagina precedente | Torna su


Fedeltà
Marco Missiroli
(Einaudi)
I vicini scomodi
Roberto Matatia
(Giuntina)
La versione di Fenoglio
Gianrico Carofiglio
(Einaudi)
L'amica ganiale
Elena Ferrante
(Edizioni e/o)